Solo il 16,4% delle imprese italiane usa l’AI in modo corretto. Scopri come diventare una di loro.

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L’IA come leva di sviluppo per l’Italia: il ruolo delle PMI nell’era post-AI Act

L’AI Act è uno strumento fondamentale per trasmettere principi e linee guida a tutela dei cittadini nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, nella definizione delle regole specifiche che seguiranno, è essenziale coinvolgere attori con competenze tecniche e di business, poiché le decisioni prese avranno un impatto significativo sul progresso economico del Paese.

Il dibattito sviluppatosi negli ultimi mesi attorno all’Artificial Intelligence Act, volto a stabilire un quadro sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale a livello europeo, rappresenta un’occasione per ridefinire i confini di quella che si sta rivelando una delle rivoluzioni tecnologiche più pervasive di sempre.

In qualità di portavoce di centinaia di aziende italiane della filiera ICT, Assintel – attraverso il suo Think Tank dedicato all’IA – desidera fornire il proprio contributo in questa fase, per rendere l’AI Act il miglior quadro normativo possibile per il nostro ecosistema imprenditoriale: una linea guida espressione del potenziale più innovativo del progresso e, allo stesso tempo, della sua applicazione più consapevole. L’AI Act rappresenta uno strumento condiviso necessario per trasmettere principi e linee guida a tutela dei cittadini nell’uso dell’IA, soprattutto in uno scenario in così rapida evoluzione.

È tuttavia fondamentale coinvolgere attivamente attori con competenze tecniche e di business nella definizione delle regole specifiche che seguiranno, poiché le decisioni prese avranno un impatto significativo sul progresso economico del nostro Paese.

L’AI Act per uno sviluppo virtuoso e più sostenibile del mercato

L’AI Act può essere un’occasione per sostenere uno sviluppo virtuoso e più sostenibile del mercato: sia dal lato dell’offerta sia da quello della domanda. Non a caso utilizzo il termine “sostenibile”, perché l’intelligenza artificiale può essere anche uno straordinario veicolo di accelerazione della transizione energetica, con soluzioni che consentono di risparmiare non solo tempo ma anche risorse ed energia. Ma non solo. In senso generale, attraverso applicazioni di intelligenza artificiale, le aziende si adattano ai cambiamenti del mercato trasformando processi e prodotti, e a loro volta modificano le condizioni di mercato introducendo una rinnovata spinta al progresso tecnologico. Solo un ecosistema solido ma al contempo sufficientemente flessibile da accogliere tale trasformazione può garantire un ruolo adeguato per l’Italia nei mercati internazionali.

Per questo motivo, le Istituzioni devono promuovere un’innovazione capace di accogliere le istanze etiche dei cittadini, avvicinandoli alle aziende che se ne faranno carico nei prossimi anni, piuttosto che alienarli irreversibilmente con limitazioni troppo rigide o prive di prospettiva.

Gli ostacoli alla transizione digitale delle PMI

Gli ostacoli che oggi le PMI italiane incontrano nell’adozione di soluzioni che accelerano il processo di digitalizzazione sono prevalentemente di natura economica – con misure di finanziamento spesso inadeguate – e culturale: ossia manca una reale comprensione dell’impatto che queste tecnologie avranno nell’immediato futuro e del rischio di essere esclusi.

Come emerge chiaramente dall’indagine Assintel Report 2023, per un’azienda su tre il principale ostacolo sono le risorse economico-finanziarie, mentre per un altro terzo delle imprese è invece il deficit di cultura e competenze digitali.

Entrando nel merito dell’IA, solo il 7% delle aziende ha avviato (o pianificato) iniziative di intelligenza artificiale, e si tratta principalmente di grandi imprese. Eppure è ormai ben noto che per essere competitivi sul mercato non basta essere più produttivi; conta anche e soprattutto la riduzione dei costi e la crescita dei ricavi: due aspetti speculari su cui l’IA ha un impatto misurabile, già ampiamente dimostrato dagli studi in materia.

Allo stesso modo, i principali limiti che oggi incontrano le aziende fornitrici nello sviluppo di tecnologie di intelligenza artificiale sono, da un lato, la mancanza di una vera rete di supporto – economica, giuridica e di filiera – e, dall’altro, un approccio ancora troppo insensibile alle differenze tra i grandi player internazionali e le piccole e medie imprese. In Francia, ad esempio, gli investitori istituzionali si sono impegnati a destinare 7 miliardi di euro al finanziamento dell’innovazione tecnologica nell’IA, puntando di fatto su un percorso di emancipazione nazionale nel campo dell’intelligenza artificiale.

Presente e futuro dell’IA nell’ecosistema del Made in Italy digitale

In Italia, la mancanza di finanziamenti adeguati per le aziende rischia di rallentare una sperimentazione più proficua sull’intelligenza artificiale e, di conseguenza, l’implementazione di infrastrutture e metodologie che renderebbero l’utilizzo dell’IA più sostenibile nel breve e nel lungo periodo.

Non si parla solo di investimenti pubblici ma anche di agevolazioni rese accessibili dagli istituti privati di credito, misure che possono sostenere il tessuto imprenditoriale e renderlo più reattivo all’innovazione in un momento cruciale come questo. Perché, in definitiva, in un’ottica di crescita duratura e diffusa, è necessario che il mercato sia abbastanza maturo da far incontrare domanda e offerta. Infatti, le piccole e medie imprese fornitrici italiane necessitano – ancor più dei finanziamenti contingenti – di una solida rete di clienti adottanti, che a loro volta devono essere nelle condizioni di crescere grazie all’intelligenza artificiale. Viceversa, sanzioni e scadenze troppo stringenti per le imprese che non si adegueranno a un quadro regolatorio in costante evoluzione rischiano di azzerare la competitività del mercato, favorendo di fatto solo i grandi player in grado di gestirle, con un impatto molto più pervasivo.

È inoltre necessario che le istituzioni forniscano alle imprese strumenti adeguati e supporto legale per orientarsi tra le disposizioni, comprendendo come attuare le linee guida all’interno del contesto normativo nazionale.

Ma soprattutto, per favorire un impatto sostenibile nel lungo periodo, è necessario garantire la partecipazione delle PMI fornitrici alla definizione degli standard per accedere alle certificazioni di conformità alle nuove normative, con un approccio graduale, lungimirante e con tempistiche adattate alle reali capacità di tutte le imprese.

Conclusioni

Affinché l’IA possa davvero contribuire in modo significativo alla crescita del nostro Paese, è indispensabile investire in tecnologie all’avanguardia che consentano uno scambio efficiente di dati nel rispetto della privacy. Le aziende innovative, in stretta collaborazione con la ricerca scientifica condotta dai principali centri universitari nazionali e internazionali, sono già profondamente impegnate in un percorso che mette al centro questi requisiti cruciali. Attualmente stiamo esplorando nuovi paradigmi di intelligenza artificiale sempre più privacy e human-first, tra cui il Federated Learning e l’uso di dati sintetici.

L’obiettivo finale è sviluppare sistemi intrinsecamente progettati per affrontare la sfida di un’IA allineata alla visione europea del futuro, basata su principi di responsabilità e sostenibilità.

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