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Cosa rivelano le ricerche online sull’IA? È possibile misurare l’interesse per l’intelligenza artificiale in termini di utilizzi, rischi e opportunità andando oltre il sentiment? Paolo Dello Vicario presenta il rapporto I-Com/Bytek: “Connettere l’Italia. L’innovazione del Sistema Paese nel decennio digitale europeo.”

Novembre 4, 2024

Il 29 ottobre, presso il Coffee House di Palazzo Colonna a Roma, Paolo Dello Vicario, Co-Fondatore di Datrix e CEO di Bytek, azienda MarTech parte dell’ecosistema del Gruppo Datrix, ha partecipato alla conferenza pubblica “Connecting Italy. Innovazione del Sistema Paese nel Decennio Digitale Europeo” organizzata dall’Istituto per la Competitività (I-Com).

Nel suo intervento, Paolo Dello Vicario ha illustrato le analisi condotte da Bytek per indagare l’interesse verso l’intelligenza artificiale in termini di utilizzi, rischi e opportunità, attraverso l’osservazione di specifiche parole chiave utilizzate nelle ricerche online degli utenti tra settembre 2022 e giugno 2024 in cinque Paesi (Italia, Stati Uniti, Francia, Germania e Spagna). Queste analisi sono state incluse nel report realizzato congiuntamente con I-Com, che evidenzia la centralità della tematica e mette in luce somiglianze e differenze tra i diversi contesti analizzati.

Abbiamo avuto il piacere di approfondire con Paolo alcuni aspetti trattati in questo studio.

Paolo, come nasce l’idea di realizzare un’indagine comparativa sull’intelligenza artificiale e come è stata condotta?

Questo studio si inserisce in un particolare contesto storico, dove l’attenzione generata dagli strumenti di Intelligenza Artificiale generativa ha influenzato significativamente la percezione delle persone e, di conseguenza, la qualità e la quantità delle ricerche online.

La ricerca si basa su dati raccolti online, valutando il volume delle ricerche su Google relative all’IA. Utilizzando una metodologia generalmente impiegata per le ricerche di mercato online, questo approccio permette di superare la tradizionale reticenza dei rispondenti e fenomeni come il ‘response set’.

Dal punto di vista pratico, l’analisi ha seguito diversi passaggi.

Prima di tutto, sono state individuate una serie di parole chiave o query che gli utenti inseriscono su Google per reperire informazioni di interesse. Successivamente, è stato calcolato il volume di ricerca mensile per ciascuna query, poi raggruppato in subcluster specifici, come le ricerche sui rischi e sulle opportunità dell’IA. Infine, questi subcluster sono stati ulteriormente consolidati in cluster più ampi per offrire una panoramica dettagliata e strutturata delle ricerche sull’intelligenza artificiale.

Paolo sottolinea:

“A differenza dei tradizionali sondaggi di opinione, le nostre analisi sono completamente prive di bias: le persone non sanno di essere monitorate, il che elimina una serie di distorsioni che spesso condizionano i risultati di sondaggi e interviste. I dati che raccogliamo sono estremamente aggiornati, con un grado di dettaglio che arriva fino al mese precedente, permettendoci di osservare dinamiche recenti e storiche su un arco di 3-4 anni. Questo ci consente di analizzare i fenomeni con un livello di granularità che va dai contesti regionali e nazionali fino ai confronti globali. Grazie a questa metodologia, possiamo non solo valutare l’interesse generale per l’intelligenza artificiale, ma anche approfondire le ragioni specifiche che portano le persone a interrogarsi su determinati aspetti del tema, offrendo così una prospettiva più dettagliata e rilevante rispetto ai sondaggi tradizionali.”

Qual è la percezione dell’intelligenza artificiale in Italia rispetto agli altri Paesi presi in analisi, secondo il vostro ultimo report?

Dai dati raccolti emerge che l’interesse degli italiani per l’intelligenza artificiale è nettamente inferiore rispetto a quanto riscontrato in paesi come Stati Uniti e Germania.

Normalizzando i dati rispetto alla popolazione, l’interesse per l’IA in Italia è quasi un decimo rispetto all’America e un terzo rispetto a paesi come la Germania.

In Italia, questo interesse è concentrato su tre ambiti specifici:

  1. Strumenti, cioè strumenti pratici come l’utilizzo di ChatGPT per le attività quotidiane, piuttosto che su tematiche strategiche o formative,
  2. Normativa,
  3. Impatto dell’IA sul mondo del lavoro.

In Germania, ad esempio, l’attenzione è rivolta su formazione e aggiornamento delle competenze professionali per adattarsi alle sfide dell’intelligenza artificiale, mentre negli Stati Uniti l’interesse principale riguarda come investire e capitalizzare sull’IA.

Questa differenza riflette un’opportunità per il nostro Paese di investire di più non solo nella formazione tecnologica ma anche nella creazione di una consapevolezza più diffusa rispetto al potenziale strategico dell’IA.

Quali sono le principali sfide che l’Italia deve affrontare per sfruttare appieno il potenziale dell’intelligenza artificiale e quali sono gli elementi chiave su cui bisogna agire?

Ci sono tre principali sfide su cui l’Italia deve concentrarsi per sfruttare al meglio il potenziale dell’intelligenza artificiale.

Il primo elemento è l’istruzione: il Paese ha bisogno di investire significativamente per migliorare la formazione nel campo dell’IA, con particolare attenzione allo sviluppo di competenze che possano essere applicate concretamente nei prossimi anni. È necessario pianificare percorsi formativi mirati e di lungo periodo che preparino alle sfide future.

Inoltre, è urgente avviare campagne di sensibilizzazione per informare la popolazione sulle reali implicazioni dell’intelligenza artificiale, andando oltre il semplice utilizzo di strumenti come i chatbot. L’IA non può essere ridotta a una tecnologia che semplifica mansioni di routine, ma deve essere compresa come una trasformazione profonda destinata a impattare settori chiave del mondo del lavoro e della produzione.

Infine, va considerata la frammentazione economica dell’Europa, con un tessuto produttivo molto diverso da quello degli Stati Uniti. L’Italia deve investire nella costruzione di asset aziendali basati sui dati e in applicazioni verticali di IA. Questo approccio, già in fase avanzata in Paesi come la Germania, può generare competitività anche per le imprese italiane, rendendole più pronte alle sfide globali.

Puoi vedere il video integrale della conferenza qui e leggere l’intero report qui sotto:

RASSEGNA STAMPA

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