- Presentato ieri il paper realizzato dall’Istituto per la Competitività in collaborazione con Datrix in occasione del lancio del nuovo programma di formazione executive “Diventare un’organizzazione AI-driven”.
- L’adozione dell’intelligenza artificiale può rafforzare la competitività delle imprese solo se integrata nei processi aziendali e governata in modo consapevole. La carenza di competenze si conferma come il principale ostacolo all’adozione dell’IA sia a livello europeo sia nazionale: è indicata dal 70,9% delle imprese UE che non utilizzano tecnologie di IA e dal 58,6% delle aziende italiane che, pur avendone valutato l’adozione, non le impiegano.
- La quota di annunci di lavoro su LinkedIn che richiedono “AI literacy” è aumentata di oltre sei volte nell’ultimo anno a livello globale. Anche in Italia si evidenzia una crescente attenzione: le assunzioni legate all’IA aumentano a un ritmo superiore rispetto al totale delle assunzioni.
- L’analisi condotta da I-Com e Bytek (azienda del gruppo Datrix) sulle ricerche online relativamente alla formazione aziendale in IA segnala un possibile disallineamento tra la crescente necessità di percorsi formativi nelle imprese e training aziendale sul tema.
- Il programma di formazione executive “Diventare un’organizzazione AI-driven” ideato da Datrix e dal think tank I-Com, segna il primo tassello concreto dell’ingresso delle due realtà nel mondo della formazione manageriale sull’IA. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di supportare imprese e top manager nell’integrare l’Intelligenza Artificiale nelle strategie aziendali, rafforzando competitività, governance e capacità decisionale.
Roma, 13 maggio 2026 — L’adozione dell’intelligenza artificiale può rafforzare la competitività delle imprese solo se integrata nei processi aziendali e governata in modo consapevole. Costruire un’impresa AI-driven significa superare sperimentazioni isolate e partire da bisogni concreti, casi d’uso prioritari, qualità dei dati, policy interne e aggiornamento continuo delle competenze. In questo quadro, la formazione è una leva cruciale per sviluppare non solo competenze tecniche, ma anche capacità critica, supervisione umana e responsabilità nell’uso dell’IA, trasformandola da semplice tecnologia a leva organizzativa stabile, capace di generare produttività, innovazione e vantaggio competitivo duraturo.
È quanto sottolinea il paper dal titolo “Formare l’azienda AI-driven: consapevolezza, competenze e competitività”, realizzato dall’Istituto per la Competitività (I-Com) in collaborazione con Datrix e presentato ieri a Roma. L’evento, che ha coinvolto imprenditori, top management e stakeholder istituzionali interessati ad approfondire le opportunità concrete dell’IA per il sistema produttivo italiano, è stato l’occasione del lancio del programma executive “Diventare un’organizzazione AI-driven”, che segna il primo tassello concreto dell’ingresso delle due realtà nel mondo della formazione manageriale sull’IA.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di supportare imprese e top manager nell’integrare l’intelligenza artificiale nelle strategie aziendali, rafforzando competitività, governance e capacità decisionale. Per il primo anno sono previste tre edizioni del programma (luglio, settembre e novembre 2026), rivolte a C-Level e direttori di funzione. Il programma, della durata di una giornata in presenza, copre sei moduli chiave: scenario e trend dell’IA; fondamenti e tecnologie (GenAI e Agentic AI); mercato, economia e lavoro; governance, regolamentazione e compliance; casi d’uso reali e applicazioni concrete; sintesi e confronto finale. La partnership tra I-Com – think tank indipendente con sedi a Roma e Bruxelles guidato dall’economista Stefano da Empoli, con una riconosciuta esperienza nell’analisi economico-regolatoria – e Datrix S.p.A., società quotata su Euronext Growth Milan e a capo del primo ecosistema internazionale di aziende software verticali di Intelligenza Artificiale – consente di integrare l’esperienza operativa con una solida competenza normativa e di policy.
Dallo studio emerge in particolare che la carenza di competenze si conferma come il principale ostacolo all’adozione dell’IA sia a livello europeo sia nazionale: è indicata dal 70,9% delle imprese UE che non utilizzano tecnologie di IA e dal 58,6% delle aziende italiane che, pur avendone valutato l’adozione, non le impiegano. Alla mancanza di competenze si affianca il tema della shadow AI: la crescente accessibilità degli strumenti di AI non garantisce infatti un utilizzo efficace e governato, poiché l’impiego non autorizzato o non supervisionato da parte dei lavoratori può generare rischi su dati, affidabilità degli output e qualità dei processi decisionali.
Il paper rileva che entro il 2030 59 lavoratori su 100 avranno bisogno di percorsi di upskilling o reskilling, mentre il 63% dei datori di lavoro considera il divario di competenze il principale ostacolo alla trasformazione aziendale; il cambiamento, però, non riguarda solo i profili tecnici, ma coinvolge sempre più anche competenze manageriali, di business, cognitive, emotive e digitali. La quota di annunci di lavoro su LinkedIn che richiedono “AI literacy” è aumentata di oltre sei volte nell’ultimo anno a livello globale. Anche in Italia si evidenzia una crescente attenzione: le assunzioni legate all’IA aumentano a un ritmo superiori sul totale delle assunzioni.
Senza investimenti adeguati in upskilling, reskilling e accompagnamento organizzativo, i benefici dell’IA rischiano di restare concentrati in una quota limitata di lavoratori e imprese. In questo contesto, la formazione assume un ruolo centrale nell’adozione dell’IA, ma deve essere calibrata sulla struttura e sui bisogni dell’impresa. Nelle grandi aziende può svilupparsi attraverso percorsi multilivello, academy interne, competenze specialistiche e presìdi di governance; nelle PMI deve invece essere più pragmatica, mirata e aderente ai processi reali. In entrambi i casi, l’obiettivo è tradurre le competenze acquisite in un utilizzo effettivo, consapevole e governato degli strumenti di AI, rafforzando produttività, qualità del lavoro e competitività.
Tuttavia, l’analisi condotta da I-Com e Bytek (azienda del gruppo Datrix) sulle ricerche online relativamente alla formazione aziendale in IA mostra una domanda ancora poco sviluppata nei Paesi europei rispetto agli Stati Uniti. Questo dato segnala un possibile disallineamento tra la crescente necessità di percorsi formativi nelle imprese e training aziendale sull’IA, con il rischio di rallentare la diffusione di competenze utili all’implementazione dell’IA.
Eppure, l’adozione dell’IA richiede una valutazione attenta non solo dell’investimento tecnologico, ma anche dei costi organizzativi della trasformazione: processi, responsabilità, competenze, formazione e change management sono condizioni decisive per generare valore. La regola del “10-20-70” evidenzia che il valore dell’IA dipende solo in parte dalla tecnologia: il 10% delle risorse dovrebbe andare ad algoritmi e modelli, il 20% a dati e infrastrutture, mentre il 70% dovrebbe essere destinato a persone, processi e trasformazione culturale.
Le evidenze raccolte in questo paper indicano che il ritardo nell’adozione dell’IA non può essere affrontato solo o prevalentemente come un problema tecnologico. Serve dunque un’agenda di intervento fondata su due binari complementari. Da un lato, le imprese devono dotarsi di competenze, processi decisionali, policy interne e metriche di impatto che consentano di trasformare l’IA in una capacità organizzativa stabile. Dall’altro, il sistema pubblico e gli attori intermedi devono creare condizioni abilitanti: percorsi formativi accessibili, strumenti proporzionati per le PMI, standard condivisi, reti di trasferimento tecnologico e incentivi alla formazione continua.
— Stefano da Empoli, Presidente di I-Com
C’è una differenza sostanziale tra adottare l’intelligenza artificiale e diventare un’organizzazione AI-driven. La prima è una scelta tecnologica; la seconda è una trasformazione organizzativa. Il programma che lanciamo oggi con I-Com nasce esattamente per aiutare le imprese a compiere questo secondo passo: non solo capire cosa fa l’AI, ma costruire la capacità interna di integrarla nei processi, di valutarne gli output criticamente e di governarla nel tempo. È questo che trasforma un investimento in un vantaggio competitivo duraturo.
— Fabrizio Milano d’Aragona, CEO e Co-founder di Datrix
Sotto-finanziare formazione, revisione dei workflow e accompagnamento organizzativo può portare al paradosso di disporre di tecnologie avanzate che non vengono realmente utilizzate dalla forza lavoro, bloccando i progetti nella fase pilota e impedendo il raggiungimento del ROI atteso. Inoltre, senza obiettivi chiari – perché adottare l’IA, in quali processi, con quali risultati attesi e con quali responsabilità – l’adozione dell’IA rischia di procedere per tentativi, riducendo la capacità dell’impresa di trasformare la tecnologia in impatto strutturale.
In sintesi, la formazione è la leva che consente di trasformare l’IA da sperimentazione tecnologica a capacità organizzativa stabile: nelle grandi imprese attraverso modelli strutturati e scalabili, nelle PMI attraverso percorsi pragmatici, mirati e proporzionati.
Datrix Group
Datrix (https://www.datrixgroup.com/it/) è un Gruppo quotato su Euronext Growth Milan a capo del primo ecosistema internazionale di aziende software verticali di Intelligenza Artificiale. Il Gruppo è attivo in due aree di business: AI for Data Monetization (per massimizzare le opportunità di crescita nei settori Martech, AdTech e FinTech trasformando i dati in valore tangibile) e AI for Industrial & Business Processes (per ottimizzare l’efficienza di processi industriali e aziendali in settori chiave come energia, manifattura, finanza, logistica e trasporti).
Fanno oggi parte del Gruppo Datrix i brand Adapex, Aramix, ByTek e Navla. Datrix è inoltre partner tecnologico di oltre 20 università e centri di ricerca internazionali per importanti progetti di Ricerca & Sviluppo basati su algoritmi di Artificial Intelligence in ambito Life Science, Social Well Being e Cybersecurity. Con headquarter in Italia, Datrix opera in Europa, negli Stati Uniti e negli Emirati Arabi Uniti.
Per ulteriori informazioni contattare
Roberto Gagliardini (I-Com)
Segretario generale e Direttore comunicazione
T. +39 335 81 76 245
gagliardini@i-com.it
Pierluigi Vacca (Datrix)
Partner & Chief of Marketing & Communication
pierluigi@datrixgroup.com
Investor Relations: Giuseppe Venezia, tel. +39 0276281064 — ir@datrixgroup.com
Investor Relations Consultant: Chiara Cardelli (KT&Partners) — ir@datrixgroup.com
Euronext Growth Advisor: Alantra / Stefano Bellavita, tel. +39 0263671601 — stefano.bellavita@alantra.com
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